editoriale del numero 1, nuova serie
autunno-inverno 2007


Maria Caldei ci ha lasciati. Ricordarla non è facile, anche perché, così a ridosso dell'evento che pesa su tutti noi della redazione e su chi ha collaborato a questa rivista, sentiamo che non è ancora giunto il momento dei discorsi critici e di parlare di lei come scrittrice. Lo faremo quando la distanza di tempo sarà maggiore e renderà più facile avvicinarsi ai suoi scritti, editi e inediti, con maggiore distacco. E allora il modo migliore di ricordarla è forse quello di ripercorre tutte le tappe che ci hanno portato al varo di questa edizione della rivista; sulla storia del suo contributo alla nascita de Il cavallo di Cavalcanti, infatti, parlano per lei i numeri precedenti, i suoi editoriali, lo stile di questa rivista, l'attenzione data allo spazio iconografico.
Maria si è occupata fino alla fine di questo numero della rivista. Cominciammo a parlarne genericamente durante l'ultima riunione di redazione cui partecipò anche lei, a Villasanta, prima della sua partenza per Città di Castello, la scorsa estate. Maria stava attraversando un breve momento di ripresa che aveva suscitato ottimismo in tutti noi. Aveva tenuto un corso di scrittura a Seregno, nell'ambito di una rassegna più ampia dedicata al racconto; in quel contesto presentammo anche la rivista. Ci vedemmo poco dopo tutti insieme e non discutemmo in modo particolare di questo numero ma del quinto che sarebbe uscito dopo l'estate.
La partenza di Maria non lasciava presagire nulla di drammatico e tanto meno di definitivo; solo un allontanamento dalla calura milanese. Fu a settembre che si cominciò a capire che il suo rientro sarebbe stato procrastinato e di settimana in settimana tutto si trascinava. Non volevamo cominciare a discutere del numero successivo senza la sua presenza, ma non potevamo rimandare tutto ulteriormente. Maria fu subito d'accordo ma non era facile trovare il momento giusto per una telefonata lunga, dribblando terapie e momenti di stanchezza. Finalmente però ci arrivammo. Lei propose in modo perentorio il tema dell'armonia. Non voleva naturalmente che fosse il tema esclusivo perché la rivista non è mai stata monotematica; ogni volta, tuttavia, cercavamo sempre di individuare un tema forte che costituisse un po' la struttura portante del numero e per questo che pubblichiamo la sua proposta era tale. Capimmo che non si trattava di un pensiero estemporaneo, ma a lungo meditato; la proposta, infatti, era circostanziata.
Avevamo dedicato il numero quattro al male, alla sua origine e ai diversi modi in cui la narrativa se ne era occupata. Ci disse che non le piaceva quella unilateralità e sentiva la necessità di un riequilibrio. Lì per lì la proposta ci spiazzò perché non ce l'aspettavamo, ma fummo subito d'accordo. Ci fu un breve silenzio, poi ci disse che le sarebbe piaciuto occuparsene direttamente con un saggio. Naturalmente assentimmo anche a questo, ma poi lei aggiunse qualcosa d'altro, che andava oltre lo scambio di idee (Maria era molto professionale quando si parlava di lavoro redazionale). Ci disse più o meno che stava rileggendo Cadmo e Armonia di Calasso, che il libro
l'accompagnava costantemente, che lo teneva sul comodino, che era diventato quasi una lettura esclusiva, che ne stava chiosando il testo con riflessioni e appunti. Accogliemmo quella confidenza con un allarme non del tutto giustificato (Il libro di Calasso è una narrazione solare a appassionata del mito greco), ma ci aveva colpito il modo in cui l'aveva comunicata. Comprendemmo che aveva scelto un libro che la metteva di fronte alle domande ultime. Non ci stupiva che cercasse nell'universo del mondo classico (piuttosto che in altri che pure non le erano del tutto estranei) le risposte possibili, ma capimmo che quando ci diceva al telefono che stava male più per le cure che non per la malattia, stava in realtà mettendo in atto una ingegnosa narrazione delle sue.
Cadmo e Armonia è diventato il suo compagno di viaggio fino alla fine e anche dopo, i suoi appunti sono rimasti con lei. Questo numero della rivista però accoglie la sua sollecitazione e proprio a partire da questo libro e da altri testi cerchiamo di raccogliere quel messaggio forte, di vita che esso contiene e che lei stessa ci ha trasmesso fino agli ultimi giorni, chiedendo sempre come stava procedendo la cucina del numero; parola quanto mai significativa, che le stava a cuore e che usava spesso a proposito del lavoro editoriale.

La redazione