|
Maria Caldei ci ha lasciati. Ricordarla non è facile, anche perché,
così a ridosso dell'evento che pesa su tutti noi della redazione
e su chi ha collaborato a questa rivista, sentiamo che non è ancora
giunto il momento dei discorsi critici e di parlare di lei come scrittrice.
Lo faremo quando la distanza di tempo sarà maggiore e renderà
più facile avvicinarsi ai suoi scritti, editi e inediti, con maggiore
distacco. E allora il modo migliore di ricordarla è forse quello
di ripercorre tutte le tappe che ci hanno portato al varo di questa edizione
della rivista; sulla storia del suo contributo alla nascita de Il cavallo
di Cavalcanti, infatti, parlano per lei i numeri precedenti, i suoi editoriali,
lo stile di questa rivista, l'attenzione data allo spazio iconografico.
Maria si è occupata fino alla fine di questo numero della rivista.
Cominciammo a parlarne genericamente durante l'ultima riunione di redazione
cui partecipò anche lei, a Villasanta, prima della sua partenza
per Città di Castello, la scorsa estate. Maria stava attraversando
un breve momento di ripresa che aveva suscitato ottimismo in tutti noi.
Aveva tenuto un corso di scrittura a Seregno, nell'ambito di una rassegna
più ampia dedicata al racconto; in quel contesto presentammo anche
la rivista. Ci vedemmo poco dopo tutti insieme e non discutemmo in modo
particolare di questo numero ma del quinto che sarebbe uscito dopo l'estate.
La partenza di Maria non lasciava presagire nulla di drammatico e tanto
meno di definitivo; solo un allontanamento dalla calura milanese. Fu a
settembre che si cominciò a capire che il suo rientro sarebbe stato
procrastinato e di settimana in settimana tutto si trascinava. Non volevamo
cominciare a discutere del numero successivo senza la sua presenza, ma
non potevamo rimandare tutto ulteriormente. Maria fu subito d'accordo
ma non era facile trovare il momento giusto per una telefonata lunga,
dribblando terapie e momenti di stanchezza. Finalmente però ci
arrivammo. Lei propose in modo perentorio il tema dell'armonia. Non voleva
naturalmente che fosse il tema esclusivo perché la rivista non
è mai stata monotematica; ogni volta, tuttavia, cercavamo sempre
di individuare un tema forte che costituisse un po' la struttura portante
del numero e per questo che pubblichiamo la sua proposta era tale. Capimmo
che non si trattava di un pensiero estemporaneo, ma a lungo meditato;
la proposta, infatti, era circostanziata.
Avevamo dedicato il numero quattro al male, alla sua origine e ai diversi
modi in cui la narrativa se ne era occupata. Ci disse che non le piaceva
quella unilateralità e sentiva la necessità di un riequilibrio.
Lì per lì la proposta ci spiazzò perché non
ce l'aspettavamo, ma fummo subito d'accordo. Ci fu un breve silenzio,
poi ci disse che le sarebbe piaciuto occuparsene direttamente con un saggio.
Naturalmente assentimmo anche a questo, ma poi lei aggiunse qualcosa d'altro,
che andava oltre lo scambio di idee (Maria era molto professionale quando
si parlava di lavoro redazionale). Ci disse più o meno che stava
rileggendo Cadmo e Armonia di Calasso, che il libro
l'accompagnava costantemente, che lo teneva sul comodino, che era diventato
quasi una lettura esclusiva, che ne stava chiosando il testo con riflessioni
e appunti. Accogliemmo quella confidenza con un allarme non del tutto
giustificato (Il libro di Calasso è una narrazione solare a appassionata
del mito greco), ma ci aveva colpito il modo in cui l'aveva comunicata.
Comprendemmo che aveva scelto un libro che la metteva di fronte alle domande
ultime. Non ci stupiva che cercasse nell'universo del mondo classico (piuttosto
che in altri che pure non le erano del tutto estranei) le risposte possibili,
ma capimmo che quando ci diceva al telefono che stava male più
per le cure che non per la malattia, stava in realtà mettendo in
atto una ingegnosa narrazione delle sue.
Cadmo e Armonia è diventato il suo compagno di viaggio fino alla
fine e anche dopo, i suoi appunti sono rimasti con lei. Questo numero
della rivista però accoglie la sua sollecitazione e proprio a partire
da questo libro e da altri testi cerchiamo di raccogliere quel messaggio
forte, di vita che esso contiene e che lei stessa ci ha trasmesso fino
agli ultimi giorni, chiedendo sempre come stava procedendo la cucina del
numero; parola quanto mai significativa, che le stava a cuore e che usava
spesso a proposito del lavoro editoriale.
La redazione
|